Nel mondo del metal si attinge spesso ai temi epici (dal greco epos, che significa parola, e che per estensione stava ad indicare la poesia recitata - in contrapposizione rispetto alla poesia cantata, che si chiamava melos -, il cui contenuto erano le gesta eroiche, storiche o leggendarie, dei personaggi più importanti di un popolazione, e che venivano trasmesse di cantore in cantore per conservarne la memoria).
Tunes of war, album del 1996 dei tedeschi Grave Digger, è un esempio inequivocabile di come attingendo a fonti storiche e contestualizzando musicalmente fatti e personaggi si possa creare un lavoro di alto contenuto, sia per quanto riguarda i testi sia per quanto riguarda le musiche. Tale album, primo di una triade di estrazione storico-leggendaria (che comprende, oltre a Tunes of War, i successivi Knights of the Cross - ispirato al mondo dei templari - ed Excalibur - basato sulla saga di Re Artù) racconta della lotta scozzese per l'indipendenza dall'Inghilterra, in un excursus cronologico che parte dall'undicesimo secolo per arrivare alle rivolte giacobite del Settecento.
L'album si apre con The Brave, un brano creato sfruttando il tema musicale per cornamuse di Alba an Aigh (conosciuto anche con il nome di Scotland the Brave), inno della Reale Fanteria Scozzese (ed erroneamente conosciuto come inno nazionale scozzese, sebbene la Scozia non ne possieda uno ma utilizzi tre diversi brani tradizionali a seconda delle occasioni ufficiali) ed inserendo gradualmente batteria, basso e chitarra. L'introduzione degli strumenti è un espediente che permette di passare direttamente al primo cantato, Scotland United.
Il brano, che si apre con un incalzante riff di chitarra che funge da traino per tutto il pezzo, parla della vittoria di Máel Coluim (nel brano indicano con il nome anglicizzato di Malcom) - re di Scozia dal 1005 al 1034 (illustrazione a sinistra) - nella battaglia di Carham, che fu combattuta nel 1018 dal Regno di Scozia (che comprendeva allora la parte nordorientale dell'attuale Scozia e si estendeva fino al fiume Firth of Forth) contro il regno di Northumbria, che occupava la parte meridionale della Scozia estendendosi fino alle rive del fiume Tweed (che ancora oggi è linea di demarcazione tra Scozia e Inghilterra). Il riferimento alla battaglia di Carham è svelato soltanto nell'ultima strofa del brano ("It's the year 1018 march for your country to the battle of Carham we will spell history), ma il primo accenno si trova nella seconda strofa, che inizia con "Conquer Lothian to the river Forth". Lothian era una delle contee che formavano il Regno di Northumbria, ed era quella geograficamente confinante con il Regno di Scozia.
Piccola curiosità: il fiume Firth of Forth è utilizzato anche in Selling England by the pound, storico album dei Genesis del 1973, per formare in un gioco di parole il titolo di uno dei brani più suggestivi dell'album, Firth of fifth (ma dei Genesis parleremo un'altra volta).
Con il terzo brano, The Dark of the sun, passiamo al tredicesimo secolo e alla guerra tra la Norvegia di Hakon il Vecchio e la Scozia di Alessandro III per il controllo delle isole Ebridi ("Hakon tries to steal Scottish right, Norwegian soldiers on our land, steal our Islands, we must defend"). La battaglia a cui fa riferimento il brano è la battaglia di Largs (1263), erroneamente considerata una vittoria per la Scozia ma che, in realtà, non portò ad alcun esito decisivo (la guerra per le Ebridi si concluse solo 3 anni dopo con il trattato di Perth).
Il testo sembra sostenere il "falso storico" della battaglia in questione ("Their number's too great, we can't win"): in realtà la battaglia di Largs fu un attacco di sorpresa della fanteria scozzese, che attaccò alcune navi norvegesi che si erano viste costrette ad attraccare a causa di una violenta tempesta ("l'oscurità del sole" a cui il titolo del brano fa riferimento) e quindi non preparate per la battaglia.
Il quarto brano, William Wallace, introduce una delle figure più leggendarie della guerra di indipendenza scozzese, Sir William Wallace, appunto, (1270 - 1305), più noto con il nome di Braveheart (illustrazione a destra).La figura di William Wallace è in parte avvolta nel mistero: si sa ben poco della sua giovinezza, soltanto che discendeva da una famiglia di possidenti terrieri e che gli fu impartita un'istruzione di alto livello grazie alla presenza in famiglia di alcuni prelati. Ciò nonostante, Braveheart è tratteggiato, nelle canzoni di gesta che lo riguardano, come uomo del popolo che si erge a difesa della propria terra e dei suoi simili.
William Wallace iniziò la sua carriera di condottiero nel 1297, l'anno successivo alla caduta della Scozia sotto il dominio inglese di Edoardo I d'Inghilterra. Le sue prime vittorie risalgono alle battaglie di Ayr e Scone, ma la battaglia che più gli portò gloria fu quella di Stirling (sempre nel 1297). Nonostante l'inferiorità numerica delle truppe scozzesi, Wallace riuscì a disperdere le truppe inglesi grazie ad uno stratagemma simile a quello concepito da Leonida nella battaglia delle Termopili: ordinò, infatti, di attendere le truppe inglesi all'imbocco di Stirling Bridge, un ponte molto stretto che poteva essere attraversato in contemporanea soltanto da un numero molto esiguo di soldati. In questo modo gli inglesi che attraversavano il ponte vennero affrontati in piccoli manipoli, finendo inevitabilmente trucidati.
La sconfitta delle truppe inglesi fu anche determinata dal crollo del ponte, con conseguente annegamento di molti soldati inglesi, e dispersione delle truppe rimanenti. Una parte degli scozzesi aveva, inoltre, guadato il fiume più a monte, completando in questo modo una manovra di accerchiamento che portò gli inglesi ad essere spinti verso il fiume.
In perfetto accordo con la doppia natura (storico-leggendaria) del personaggio trattato, il brano si divide tra la struttura poderosa delle strofe (il cui testo fa riferimento al leggendario cuore impavido del personaggio) e il refrain dai tratti lievi, le cui parole riportano invece all'umanità del personaggio pubblico, che in privato si lascia andare alle paura di morire e agli altri fantasmi della mente. Interessante l'ampio strumentale che divide il brano, in cui ritroviamo l'eco delle cornamuse e dei canti di battaglia tradizionali scozzesi.
Il brano seguente, The Bruce (The Lion King), introduce la figura di Roberto I di Scozia, conosciuto come Robert The Bruce (illustrazione a sinistra). The Bruce fu nominato Guardiano di Scozia da William Wallace nel 1298, quando lasciò la carica dopo la sconfitta durante la battaglia di Falkirk. Dopo aver sostenuto i successivi attacchi dei soldati di Edoardo I senza però riportare vittorie decisive, The Bruce nel 1301 stipulò con il re inglese una tregua di nove mesi, e successivamente si assogettò all'invasore. Quando nel 1305 Edoardo I riuscì nel suo intento di ottenere il controllo della Scozia intera (tutti i Guardiani si erano ormai sottomessi al potere inglese, tranne William Wallace, che fu catturato a seguito del tradimento di uno dei reggenti e giustiziato il 23 Agosto 1305) affidò a Robert Bruce il castello di Kildrummy e la reggenza della Scozia, nel tentativo di guadagnarsi la lealtà del Conte. The Bruce, allora, portò avanti la propria battaglia per il riconoscimento del suo diritto al trono scozzese, e nel 1306 guadagnò il titolo di re di Scozia grazie ad una congiura ordita contro l'altro pretendente al trono, John Comyn.
Ottenuta la corona, The Bruce ruppe il sodalizio con Edoardo I d'Inghilterra iniziando una guerra di posizionamento che si protrasse senza vittorie decisive fino all'anno successivo, quando Edoardo I morì lasciando il trono inglese nelle mani del figlio, Edoardo II. Il nuovo re, giovane e non esperto della strategia militare, si rivelò un avversario meno temibile del padre, così Robert Bruce iniziò a mettere a segno una serie di vittorie, culminanti nella battaglia di Bannockburn (citata anche nel brano: "The Battle of Bannockburn, a lesson they did learn"), che riportarono la Scozia all'indipendenza. Per questo motivo, e nonostante la precedente alleanza con il regnante inglese, Robert Bruce è conosciuto come uno dei più valorosi re di Scozia. Il brano dei Grave Digger coglie molto bene il lato fiero e valoroso di Robert Bruce (glissando elegantemente sugli episodi meno nobili del suo regno), e circonda l'aura di valore del re con un ritmo marziale e incalzante, carico di epos.
La sesta traccia, The battle of Flodden, racconta una delle pagine più sanguinose della guerra anglo scozzese (la battaglia di Flodden, appunto, del 1513). L'esercito scozzese, guidato da Giacomo IV (1473-1513), tentò di invadere la contea inglese di Northumberland, ma a causa della scarsa tattica militare del re scozzese la battaglia finì con un bagno di sangue (si calcola che siano morti circa 12.000 soldati scozzesi) e con la morte dello stesso Giacomo IV.
La battaglia di Flodden è stata spesso considerata da un punto di vista militare come un atto di irresponsabilità da parte di Giacomo IV (sebbene debba essere contestualizzata all'interno di una situazione politica e sociale ancora fortemente instabile, in cui giocavano un ruolo determinante le frange più estreme dell'indipendentismo scozzese, che esigevano dalla corona un chiaro posizionamento di opposizione nei confronti della corona inglese).
Il brano ricalca molto bene l'atmosfera concitata della battaglia (soprattutto nel refrain e nella parte strumentale), e il testo è narrato in prima persona da un soldato, che si accommiata dal suo amore prima della battaglia sottolineando, ancora una volta, come quando la patria chiami (qui identificata con la figura del Re) il patriota debba rispondere senza esitazione. Ottima l'alternanza di tonalità del cantato, che passa dal falsetto ad accenni di screaming accompagnando il testo.
Il pezzo seguente The Ballad of Mary (Queen of Scots) è senza dubbio il più delicato dell'album, imbastito su un gentile riff di chitarra che ricorda le ballate menestrellari medioevali e su un'arioso strumentale malinconico. La Mary a cui ci si riferisce è Maria I di Scozia (1542 - 1587), conosciuta anche come Maria Stuart (o con il corrispettivo italianizzato Maria Stuarda), regina di Scozia dal 1542 al 1567 (illustrazione a destra).Il brano si concentra sulla parte finale della vita di Maria Stuart, che ebbe una vita molto travagliata e costellata di bruschi cambiamenti e accese polemiche nei confronti della sua legittimità al trono.
Nell'eterna lotta per il controllo della Scozia, nel maggio del 1568 guidò la sua ultima battaglia contro l'Inghilterra della regina Elisabetta I (la battaglia di Langside) ma fu sconfitta e pochi giorni dopo fu arrestata dagli ufficiali della regina inglese. Seguirono quasi 19 anni di prigionia, nel corso dei quali furono organizzati molti complotti per liberarla. Nel 1586 fu istituito nei suoi confronti un processo per alto tradimento (si trattava di farle ammettere che la vera regina era Elisabetta I), ma Maria Stuart si rifiutò di negare pubblicamente il suo lignaggio regale e fu condannata a morte.
Nell'affidare l'anima a Dio prima di essere decapitata, si dice che Maria Stuart proferì la celebre frase "Nella mia fine è il mio principio". Tale profezia si avverò quando Elisabetta I morì senza lasciare eredi maschi e il trono passò a James VI di Scozia, sotto il cui regno vennero unificate le corone del Regno Unito.
L'ottava traccia, The truth, si riferisce alla riforma protestante, che iniziò ufficialmente nel 1517 con l'affissione delle Novantacinque tesi sul potere delle indulgenze sul portale della chiesa di Wittenberg (in Sassonia) a opera di Martin Lutero e si concluse soltanto nel 1648 con la stipula della Pace di Westfalia. Il brano ha un testo visionario e quasi apocalittico (la costruzione del testo ricorda a tratti il misticismo visionario di 21st century skizoid man dei King Crimson), e la costruzione musicale è dominata dal riff di chitarra, che si appoggia sul testo ampliandosi nel refrain.
Il brano successivo, Cry for freedom (James The VI) parla del regno di James VI di Scozia (come abbiamo detto conosciuto anche come James I d'Inghilterra, 1566-1625), che fu incoronato all'età di un anno dopo la morte della madre Maria I Stuart e che regnò fino alla morte (illustrazione a sinistra). Sebbene il suo regno sia stato caratterizzato da una realtiva stabilità, la sua alleanza con la regina Elisabetta I gli causò molti problemi in Scozia, dove le frange più accese dell'indipendentismo lo accusarono di servilismo.
Curiosamente, ma perfettamente in linea con il tono di tutto l'album, il brano dei Grave Digger non si sofferma sui numerosi punti positivi della reggenza di James VI, ma pone l'accento sul suo "tradimento delle origini" ("The heritage of centuries - you did betray the blood of Bruce flowing in your veins"), e il ritmo concitato e teso del brano ben si sposa con il clima di insoddisfazione che aleggiava sia in Scozia sia in Inghilterra durante la sua reggenza, e che portò il re a dover far fronte a più di una rivolta.
Killing Time è un brano che racconta il periodo della rivolta dei Covenant presbiteriani, che ebbe il suo fulcro nel triennio tra il 1685 e il 1688 e che portò alla destituzione della famiglia Stuart. E' un brano dai tratti epici, con un ottimo inserto strumentale, che funge da ponte storico tra il brano precedente e il successivo, la celebre Rebellion (The Clans are marching), che si riferisce all'insurrezione giacobita, che infuriò per quasi sessant'anni (dal 1688 al 1746) in tutto il territorio del Regno Unito e che aveva come obiettivo la ristorazione della dinastia Stuart al trono del Regno Unito. Il brano, che è ormai considerato uno dei grandi classici della band - se non il loro capolavoro - si configura come una vera e propria marcia marziale, in cui ritroviamo ancora una volta inserti di cornamuse e di musiche tradizionali scozzesi, oltre ad un magistrale utilizzo della batteria, che in questo brano fa la parte del leone.
La rivolta giacobita fu, però, repressa nella battaglia di Culloden del 1746, celebrata nell'ultimo cantato del disco, Culloden Muir. In questa battaglia si fronteggiarono l'esercito giacobita, che supportava il diritto al trono di Charles Edward Stuart (noto con il nome di Bonnie Prince Charlie), principe in esilio, e le truppe inglesi capitanate da William Augustus, duca di Cumberland.
Sebbene le forze inglesi e giacobite fossero simili in numero, la maggior organizzazione delle truppe inglesi giocò un ruolo decisivo nell'esito della battaglia, che di fatto si concluse con la disfatta dei giacobiti (di cui almeno un terzo fu ucciso oppure ferito a morte, e una sostanziosa parte fu catturata), e segnò la fine del sogno del ritorno degli Stuart al trono.
Il ritmo del brano è incalzante, dominato ancora una volta da un riff di chitarra a cui si accosta un'ottima linea di basso, con un trascinante crescendo sul finale che si stempera poi nel malinconico strumentale The fall of the Brave, che chiude l'album in un ipotetico addio all'indipendenza scozzese.
Tracklist
01. The Brave (intro)
02. Scotland Unite
03. The Dark of the Sun
04. William Wallace (Braveheart)
05. The Bruce (The Lion King)
06. The battle of Flodden
07. The Ballad of Mary (Queen of Scots)
08. The truth
09. Cry for freedom (James The VI)
10. Killing time
11. Rebellion (The Clans are marching)
12. Culloden Muir
13. The Fall of the Brave (outro)
categoria:musica, storia, scozia, grave digger, tunes of war











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